Bergson Essay

15680 WordsMay 18, 201463 Pages
Henri Bergson Introduzione alla metafisica [la traduzione e le note sono di Vittorio Mathieu; l’edizione di riferimento è quella di Laterza, Bari, 1983, non piú ristampata dal 1987. Data l’importanza di questo testo per gli studiosi e soprattutto per gli studenti, abbiamo realizzato questa versione elettronica che verrà tolta dalla rete non appena il volume sarà nuovamente disponibile in libreria] Henri Bergson, Introduzione alla metafisica ANALISI E INTUIZIONE1 Se si paragonano tra loro le definizioni della Metafisica* e le concezioni dell’assoluto, ci si accorge che i filosofi, nonostante le loro divergenze apparenti, concordano nel distinguere due modi profondamente diversi di conoscere una cosa. Il primo implica che si giri intorno alla cosa; il secondo, che si entri in essa. Il primo dipende dal punto di vista in cui ci si pone e dai simboli con cui ci si esprime; il secondo non si rifà ad alcun punto di vista e non si vale di alcun simbolo. Diremo che la prima conoscenza si ferma al relativo, mentre la seconda attinge, ove sia possibile, l’assoluto. Prendiamo ad esempio il movimento di un oggetto nello spazio. Io lo percepisco in modo diverso a seconda del punto di vista, mobile o immobile, da cui lo guardo; lo esprimo diversamente a seconda del sistema di assi, o di punti, a cui lo riferisco, vale a dire, a seconda dei simboli con cui lo traduco. E lo chiamo relativo per questa doppia ragione: che, in un caso come nell’altro, mi pongo all’esterno dell’oggetto medesimo. Quando parlo di un movimento assoluto, ciò avviene perché attribuisco al mobile un interno e qualcosa di simile a stati d’animo, e perché simpatizzo con gli stati, e mi inserisco in essi con uno sforzo d’immaginazione. Allora, se l’oggetto sarà fermo o in movimento, se adotterà un movimento o un movimento diverso, non proverò la medesima cosa **: e ciò che proverò non dipenderà né dal
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